lunedì 5 novembre 2007

La raccolta delle olive

Il progetto di un lungo fine settimana in solitudine, di calcio e imbiancatura delle camere da letto è andato a farsi friggere.

Mercoledì pomeriggio ho accompagnato moglie e figlio all’aereoporto di Pisa, ho voluto vedere l’aereo decollare per Londra, prima di rimettermi in auto e far ritorno a Firenze.

Per rientrare in città ho impiegato più del solito, perchè c’era il turno infrasettimanale del campionato di calcio e la Fiorentina giocava in casa contro il Napoli.

Aspettavo questo fine settimana da un po’ e non desideravo altro che rilassarmi completamente.

Nel mio progetto la sera di mercoledì l’avevo riservato per una lunga seduta in poltrona, stile Omer Simpson, il mitico papà di Burt: birra, tv e zapping.

Subito dopo il telegiornale della sera ho ricevuto la telefonata di Ines, mia moglie che mi avvertiva che il viaggio era andato bene. Al telefono era distratta, con lei c’era sua cugina Kate che era andata a prenderla ad Heathrow, l’ho capito dal chiasso dei suoi tre bambini eccitati nel vedere Nicolàs, mio figlio. Prima di chiudere la comunicazione Ines mi ha detto: … ah dimenticavo, ho detto a mia madre che questo week end saresti andato da lei per la raccolta delle olive, tanto venerdì non c’hai da lavorare!. Clic. Nessuna possibilità di replica.

E come per incanto dopo la telefonata di mia moglie mi ha chiamato mia suocera per dirmi delle olive, per ricordarmi che fa buio presto per via dell'ora legale e che la mattina seguente avremmo dovuto vederci di buon’ora, perché andava preparato tutto: le casse, i cesti, le scale, le reti i guanti. Lei non aveva potuto farlo. Per tagliare corto le dissi che sarei stato a casa sua alle sette e mezzo, pensando che quella era l'ora migliore per fare tutto. Mia suocera è inglese, molto inglese e ama la puntualità, questo mi è venuto in mente appena chiusa la comunicazione con lei.

Poi, mi sono reso conto che avevo esagerato a fissare un appuntamento tanto mattutino, in un posto tanto lontano da casa. Per me significava alzarmi alle cinque e mezzo e partire alle sei, per essere puntuale a Montefollonico, dov'è La Paolina, il podere di mia suocera. Forse avevo esagerato per tagliare corto la telefonata, forse dovevo riprendermi ancora completamente dalla delusione del mio progetto di fine settimana e avevo bisogno di riprogammare ogni cosa. Mah!

Giovedì era giorno di festa nazionale: Ognissanti. Alle sei di mattina ero già in auto, sui viali, Firenze era deserta ed ho impiegato poco per uscire dalla città.

Arrivare in campagna mi ha dato una serenità immediata, gli olivi erano carichi, battuti da una leggera tramontana e aspettavano solo che gli accarezzassi le verdi chiome.

Quando mia suocera è venuta ad aprirmi, lei era già pronta per uscire, ma prima ha voluto che facessi colazione con lei: tè con latte, pane burro e marmellata. Impiegammo mezz’ora prima di uscire a organizzare il lavoro.

Mia suocera possiede centocinquanta olivi, di cinque tipologie diverse. Sul poggio le olive le avrebbe raccolte Giuseppe, con la moglie, il genero e la figlia . Io avrei raccolto le olive degli alberi intorno casa. Due giorni di lavoro. In più bisognava consegnare le olive al frantoio e riportare a casa l’olio.

Giovedì ho raccolto le olive fin quando non è calata la notte. Avevo saltato il pranzo per fare una cena più abbondante e bere un buon bicchiere di vino con mia suocera.

Prima di cena ho fatto un viaggio al frantoio, per sistemare le cose e consegnare le prime olive.

Quando sono rientrato al podere, la cena era già pronta. Mi attendeva una casuela bollente, un piatto che mia suocera aveva imparato a cucinare in Cile. Bevemmo una bottiglia di ottimo vino spagnolo, un Remìrez de Ganza 1998, che mi ha portato via tutta la stanchezza, donadomi un sonno piacevole la notte.

Dopo cena ho ricevuto la telefonata di Ines, che mi ha informato che stava bene, che Nicolàs si stava divertendo e che Kate mi salutava. Le ricordai di prendere il pudding per natale.

Il venerdì la giornata è stata eccezionale, soleggiata, calda. Ho lavorato sugli alberi con piacere e curioso di sapere quell’olio come sarebbe venuto. Ho tirato a lavorare fino a tardi, ho finito l’ultimo albero che era buio pesto. A cena mia suocera ha cucinato un roastbeef con purea di patate. Eccezionale. Abbiamo bevuto un chianti S. Giorgio Primo Fattoria La Massa, anno 1999. Sublime. Mi sono sentito un contadino privilegiato, come lo erano i vecchi contadini che davano al fattore il vino peggiore e tenevano per se quello più prelibato, proveniente dalle vigne che solo loro sapevano facesse il frutto migliore.

L’indomani, il sabato, ho fatto sei viaggi al frantoio, con la mia utilitaria che non ne poteva più. Il frantoio si trova a Montisi, per arrivarci la strada è tutte curve, ma il panorama che offrono le Crete Senesi è qualcosa che ti richiama all’essenzialità della vita.

Ho passato l’intero giorno al frantoio, perdendomi fra gli ingranaggi dei macchinari che trasformano le olive in spremitura. L’olio colava dalla macchina con un colore smeraldo vivo. Il sapore delizioso, pizzicava al palato con accenni vispi. Un sapore semplice, caldo, non invadente.

La sera ho portato l’olio a casa e lo abbiamo provato, giudicato e per rendergli omaggio abbiamo parlato dell’estate passata, come per raccontare della stagione in cui il frutto è maturato. Abbiamo ricordato del viaggio nelle Asturias.

Prima di tornare a Firenze, con il mio carico d’olio extravergine biologico puro, un piccolo tesoro per chi vive in città, ho cenato con mia suocera. Ho cucinato io, una bistecca fiorentina, su di una brace fatta con legna d'olivo, che abbiamo conservato dalla pota dell'anno prima. Abbiamo condito la carne con l’olio nuovo. Di contorno ho preparato della cicoria all’agro, saltate in padella con olio (nuovo), aglio, peperoncino del Cilento, olive nere di Gaeta e una goccia di aceto. Mia suocera ha aperto un Brunello di Montalcino della Fattoria di Poggio Antico, Riserva 1999.

Ho deciso di partire la domenica mattina, dopo la messa delle 11,00 e prima di pranzo, per non viaggiare troppo appesantito ed evitare colpi di sonno.

In auto, per strada pensavo alla fatica fatta, provavo una dolce sensazione di stanchezza e appagamento e non vedevo l’ora di arrivare a casa, aprire un buon libro e leggere fin quando il sonno non mi avrebbe colto di sorpresa. E così dev’essere stato.

letture

  • Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez
  • Jubiabà - Jorge Amado
  • I soldi devono restare in famiglia - Alan Elkann
  • Everyman - Philip Roth
  • Il mio nome è Rosso - Orhan Pamuk

archivio